Domenico Pellegrino

“La mia attenzione quando produco o penso un’opera parte da quella che è la tradizione. La terra in cui vivo. Io vivo in Sicilia, a Palermo una città che ti da molto, ma che allo stesso tempo ti chiede molto.

In questa città prendo ispirazione per tutto quello che penso e produco, per le mie installazioni, per le mie sculture, che hanno un sapore tra artigianato e tradizione. Cioè, cerco di rendere un linguaggio tradizionale in un linguaggio internazionale.

La livrea dei supereroi è un carretto siciliano. O quanto meno ricorda le trame e i colori del carretto siciliano o comunque delle nostre pitture tradizionali.

Quando guardi un supereroe hai l’impressione di guardare una scultura creata dal legno stesso del carretto. I colori sono giallo, rosso, verde. Colori molto accesi, che vediamo nelle campagne, che circondano le terre delle nostre città.

La pittura è strettamente semplice nonostante l’utilizzo di olii, di tecniche antiche, come ad esempio l’uso di materiali come la gomma lacca, la tecnica antica della pittura sul legno, pittura da carretto.

Questo proprio per identificare ancor di più e con chiarezza la provenienza, l’appartenenza a qualcosa. Che sostanzialmente è quella del siciliano. Cioè, il siciliano lo riconosci dovunque, o quantomeno la sua identità è parte del suo DNA. Un’altra parte delle mie opere sono le luminarie, ossia installazioni che vengono prodotte e montate durante le feste patronali.

Riprendendo quelli che sono gli schemi tradizionali della luminaria, ridisegno elementi nuovi, elementi che comunque sono legati alla storia di questa terra. Come per esempio, un limone, una Sicilia o una pala di fico d’india. Comunque disegni che prendono spunto da quelle che sono le volute barocche, i cerchi, ossia le architetture presenti in questa città. Una delle opere da me realizzate è proprio questa Sicilia la cui forma richiama proprio la mia isola che si illumina ricca di luci barocche. L’ho pensata per Lampedusa perché andando a Lampedusa ho fatto un viaggio al contrario. Ho percorso la rotta che fanno i viaggiatori, ma anche gli immigrati dal mare. Ho pensato a una luce da raggiungere, ma ad una luce che non ha una forma ben precisa. È una via di salvezza nel buio totale della navigazione. Ho pensato a chi non è riuscito ad arrivare a questa luce, ma se l’è portata dietro. È rimasta nella retina dell’occhio l’ultima immagine: la luce della mia terra, la luce della Sicilia.”

My attention, when I make or think about a work, starts from tradition. The land where I live. I live in Palermo, Sicily, a city that gives you a lot, but at the same time asks a lot.

From this city, I take inspiration for everything I think and make; for my installations, for my sculputers, which has a feel of craftmanship and tradition. In other words, I try to translate a traditional language into an international language.

A superhero uniform is a typical Sicilian cart, or at least that which resembles the textures and colors of the Sicilian cart of our traditional paintings.

When you look at a superhero you got the impression of watching a sculpture created by the wood of the wagon itself. The colors are yellow, red, green — very bright colors that we often see in the countryside surrounding the lands of our cities.

The painting is quite simple despite the use of oils and ancient techniques like the use of the shellac for paintng on wood.

This purpose is to identify more clearly the origin — the belonging to something. That is the essence of the Sicilian. You will recognize the Sicilian anywhere, or at least his identity as part of his DNA. Another part of my works are the “Illuminarie”, which are light installations produced and assembled during the local saint holidays.

Recalling the traditional patterns of the “luminaria,” I redraw new elements which are still linked to the history of this land. For example, a lemon, a shape in the form of Sicily or a prickly pear leaf. These are designs that are inspired by the Baroque volutes that are ubiquotous in the architecture of this city. One of my works is this Sicily whose shape resembles my island that glows of Barouque lights. I imagined it for Lampedusa because going to Lampedusa I took a trip in reverse. I travelled the route of the travellers, but also of the immigrants from the sea. I thought about a light to reach, but a light that does not have a definite shape. It is a way of salvation in the total darkness of the navigation.  I thought about who could not get to this light, but brought it along with. It stayed in the retina of the eye, the last picture: the light of my land, the light of Sicily.


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